Cicloturismo: in bici sulle strade della Milano-Sanremo

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Milano, sabato sera, fine di una settimana di lavoro.
Margherita: – Domani mi piacerebbe andare al mare!
Silla: – E se ci andassimo in bici?

Detto, fatto. Domenica mattina ci alziamo di buon’ora e partiamo. Il nostro percorso ricalcherà i primi 180 chilometri del tracciato della Milano-Sanremo.

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Imbocchiamo il Naviglio e scendiamo verso Pavia. La giornata è fresca e ventosa. È l’esordio della Primavera, si suda poco e si pedala bene. A Voghera ci fermiamo a bordo strada a sgranocchiare una barretta. Davanti a noi, ancora tanta pianura.

Margherita ed io amiamo la bici da sempre, ma abbiamo iniziato a viaggiare seriamente la scorsa estate: 1000 km in sette giorni attraverso la Provenza e le Alpi Marittine. Da allora, la bici è diventata la nostra compagna domenicale per rilassarci e immergerci nella natura o alla scoperta di paesi e paesaggi nuovi.

A Tortona minaccia pioggia, ma solo per un attimo. Passiamo Novi Ligure e da lì a poco cominciamo a salire verso il Passo del Turchino. Due settimane prima di noi, i professionisti l’hanno affrontato a una velocità prossima ai 40 all’ora. Noi viaggiamo con il nostro ritmo cicloturistico e ci gustiamo l’entroterra con occhi curiosi come bamibini. Ogni colpo di pedale è una scoperta, una sorpresa, un sussulto di gratitudine per ciò che ci circonda. Ci sentiamo vivi e spensierati. Cos’altro serve per essere felici?

In cima al Passo del Turchino ci concediamo una seconda pausa-merenda: una banana, della frutta secca e qualche esercizio di stretching. Margherita ha pedalato fin qui senza il minimo segno di cedimento. Sono orgoglioso di lei.

Infiliamo le mantelline e ci lanciamo in discesa. Voltri. Un paio di curve e poi il mare. La soddisfazione è impagabile. Qualche ora fa eravamo immersi nel grigiore della città; adesso siamo qui, divisi dalla spiaggia solo dalla balaustra che delimita la passeggiata sul lungomare. Foto di rito. Sorrisi a trentadue denti che cancellano in un secondo tutta la nostra fatica. A pochi metri da noi, una fila di macchine è ferma in coda sull’Aurelia.

– Chissà se quegli automobilisti hanno mai provato l’ebrezza di una pedalata -, mi chiedo. Perché se la provassero, sono certo che rinuncerebbero per sempre al loro guscio metallico dentro la quale sono stipati come sardine.

Si è fatto tardi. Da Voltri a Genova percorriamo gli ultimi chilometri fino alla stazione. È tempo di tornare a Milano. Stavolta, seduti in treno.

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