Itinerari: Toscana in bicicletta

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La Toscana in bicicletta: Appennini Tosco-Emiliani, Casentino, Val di Chiana, Val d’Orcia, Chianti, Crete Senesi, Lunigiana.

Spesso noi italiani siamo molto esterofili e prediligiamo mete esotiche per trascorrere le nostre vacanze, dimenticandoci che anche la nostra penisola presenta luoghi incantevoli che non hanno nulla da invidiare al resto del mondo.

Con questa convinzione, dopo avere trascorso le ultime ferie lontano dall’Italia, la mia compagna ed io abbiamo deciso di trascorrere qualche giorno di relax in Toscana. Per muoverci abbiamo scelto la bici, compiendo un itinerario ad anello che in sei tappe ci ha portato a percorrere circa 750 km.

Abbiamo privilegiato strade secondarie (quasi sempre le provinciali piuttosto che le regionali) e per brevi tragitti ci siamo avventurati anche in alcuni tratti di sterrato. Siamo partiti col desiderio di isolarci un po’ dai rumori e dallo stress del traffico automobilistico che viviamo ogni giorno. La Toscana si è dimostrata un’ottima alleata.

Solitamente, quando viaggiamo in bici cerchiamo di dormire in campeggio. Ma stavolta la tenda l’abbiamo lasciata a casa, consapevoli che in Toscana avremmo trovato una serie di agriturismi o B&B dove ricaricare le nostre energie. Anche in questo caso, la scelta è stata azzeccata.

Siamo partiti da Bologna. Per entrare in Toscana, abbiamo scelto di percorrere la provinciale 306, che collega Castel Bolognese a Borgo San Lorenzo. Gli Appennini sono sempre un’incognita. Pensi che siano più docili delle Alpi, ma in realtà nascondo sempre qualche insidia. Su e giù che sembrano non finire mai, e lingue d’asfalto costeggiate da una vegetazione varia e abbondante che dopo pochi tornanti ti isola totalmente dalla civiltà. A proposito: la primavera o l’inizio dell’estate sono forse tra i periodi migliori per percorrere queste strade. I colori degli alberi e dei fiori sono una medicina per l’anima in cerca di riposo.

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Da Borgo San Lorenzo abbiamo proseguito verso sud-est, fino ad Arezzo. Da qui, costeggiando la Val di Chiana, ci siamo avventurati su alcune strade bianche. Ci siamo anche persi, ma perderci è stata la nostra fortuna. In mezzo alla campagna, nelle vicinanze di Foiano, abbiamo visto spuntare un casolare e qui abbiamo chiesto ospitalità. Abbiamo poi scoperto che quel casolare era stato comprato da un signore inglese, ristrutturato e riadattato a B&B. Quindi abbiamo trascorso qui una delle nostre notti, ammirando dalla nostra finestra un uliveto di 400 alberi.

L’attività del signore inglese non è un caso isolato. Qualche anno fa, per incentivare il recupero delle campagne, la Regione Toscana promosse piani di recupero delle vecchie cascine, molte delle quali oggi sono risorte a nuova vita proprio diventando delle strutture ricettive per il turismo.

Da Foiano, proseguendo verso sud, abbiamo raggiunto prima Montepulciano e poi la bellissima Pienza, con i suoi negozi tipici ricchi di formaggi di ogni genere. Non si può passare di qui senza avere assaggiato un pecorino stagionato nel mosto d’uva.

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A San Quirico d’Orcia abbiamo raggiunto il punto più meridionale della nostra pedalata. Da qui, risalendo verso nord, abbiamo attraversato tutta la Val d’Orcia. La strada che da lì arriva ad Asciano e che poi prosegue verso Siena è forse una delle più belle sulle quali abbia mai pedalato: distese di grano e giochi di colline dai colori che variano dal giallo al verde all’ocra. Scordatevi, però, di incontrare un solo metro di pianura: o si sale, o si scende. Tant’è che anche Piazza del Campo, a Siena, è in… pendenza.

Dopo la Val d’Orcia, è stata la volta dei Chianti. La provinciale 222 collega Siena a Firenze, e noi l’abbiamo percorsa tutta. Qui si trovano paesini che riverberano ancora il loro passato contadino e agreste. Borghi come Quercegrossa, con le sue case in mattoni rossi, o Castellina in Chianti, con i suoi vicoli pedonali ricchi di botteghe, rimandano indietro nel tempo.

Può sembrare una banalità, ma qui i supermercati sono quasi banditi. La spesa la si fa dal fruttivendolo, dal macellaio, dal panettiere. Per noi che arrivavamo da una grande città, è stata una piacevole sorpresa che ci ha fatto apprezzare ancora di più i prodotti e i sapori locali.

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Da Firenze abbiamo poi costeggiato l’Arno fino ad Empoli e da qui, lasciando la provinciale 11 e spingendoci verso nord, siamo saliti fino a Vinci, terra natale di Leonardo. Tutto il paese centra la propria economia sul suo concittadino più famoso. C’è un museo dedicato a Leonardo e pure la sua casa, arroccata su una collina un po’ fuori dal centro, è stata trasformata in un luogo di visita per i turisti.

Le salite sembrano non finire mai, qui in Toscana. Solo puntando verso Lucca abbiamo ritrovato un po’ di pianura. E scoperto un centro che non ci aspettavamo così bello. Se passate da queste parti, fateci una puntata. Non ve ne pentirete.

Dopo le montagne, la voglia di mare era troppa, e così abbiamo puntato verso la costa, fino a Marina di Massa.
Qui abbiamo soggiornato un paio di notti, anche per recuperare le energie spese pedalando, fare il bucato e sistemare un po’ le bici. A questo punto il nostro giro “toscano” era giunto quasi alla fine.

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Da Massa abbiamo attraversato la Lunigiana e raggiunto Pontremoli. Nel borgo abbiamo trascorso poche ore, il tempo di un gelato per rinfrescarci dopo una lunga mattinata sotto il sole cocente. Il paese ci è parso un po’ in decadenza, nonostante una certa presenza di turisti. Forse il suo fascino consiste anche in quel suo “non essere più” quello che era.

Da Pontremoli, la strada più ovvia per recuperare la pianura Padana era quella di affrontare e scollinare il Passo della Cisa. Invece, abbiamo deciso di percorrere il meno rinomato passo del Brattello e non ce ne siamo pentiti. Questa salita è stata affrontata al Giro d’Italia del 1999 e una targa ne ricorda ancora la data. Il suo tratto più duro presenta un paio di chilometri con pendenze a doppia cifra. Affrontarle con la bici carica è stata una doppia fatica. Tuttavia, ci siamo goduti altri 16 km di solo verde senza incrociare nemmeno un auto. Lungo la strada, l’unica presenza umana è stata quella di un’anziana contadina che, salutandoci dal cancello di casa sua, ci ha domandato curiosa da dove arrivassimo e dove fossimo diretti.

L’ultima nostra fatica è stata coprire la distanza da Borgo Val di Taro a Piacenza. Una lunga e noiosa pianura che quasi ci ha fatto rimpiangere le fatiche in salita. Abbiamo concluso questo viaggio con la certezza che questi luoghi incantevoli meritino di essere visitati, possibilmente in lentezza, per assaporarne tutti gli odori, sapori e colori.

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